Le visioni di Doris Lessing

Doris Lessing

Il 17 novembre 2013 moriva a Londra Doris Lessing, autrice di primaria importanza e insignita del premio Nobel per la letteratura nel 2007. Nella sua vasta produzione letteraria la Lessing ha preso in esame diversi temi, spesso legati all’esperienza e alla figura femminile, tutti accomunati da un lucido sguardo sul mondo non privo di quella passione critica e scetticismo che fa delle sue opere un ideale ma sicuro trampolino per tentare un dialogo con la storia e, presumibilmente, per averne maggiore coscienza.

Tuttavia, nonostante le numerosissime pubblicazioni in moltissimi paesi del mondo (tante quelle tradotte in italiano), c’è un’inspiegabile lacuna che riguarda la produzione poetica dell’autrice.

Sicuramente la motivazione va cercata nell’esiguo numero di poesie scritte, ventuno in tutto, e nella ridottissima tiratura dei libri di cui quelle poesie fanno parte: la raccolta Fourteen poems è stata pubblicata da Scorpion Press nel 1959 in un’edizione limitata di 500 esemplari; altre sette poesie sono contenute in un’antologia –INPOPA Anthology 2002: Poems by Doris Lessing, Robert Twigger and TH Benson- pubblicata nel 2002 da Institute of Poetic Patience Carzdotti Dot Ltd e edita da MP Gould.

Copertina IMPOPA Anthology
IMPOPA Anthology, Copertina

Entrambe le raccolte sono pressoché introvabili.

È bello pensare a questi libri così rari come a scrigni misteriosi e magici, custodi di tesori dell’anima e della memoria di un’autrice che ha contribuito in maniera sostanziale alla formazione della coscienza di un’epoca.

Nella motivazione per la consegna del premio Nobel si fa riferimento al “potere visionario” che permea l’opera della Lessing. Leggere le sue poesie può aiutarci a comprendere meglio il senso intimo di queste parole e a “vedere”, accompagnati per mano dall’autrice stessa, le sue visioni.

Avendo avuto la fortuna di avere tra le mani una copia del libro Fourteen Poems (inedito in italiano), voglio condividere una mia traduzione (con supervisione della traduttrice Simona Martini) di due poesie:  Oh Cherry trees you are too white for my heart e Fable per rendere omaggio a Doris Lessing a un anno esatto dalla sua scomparsa.

fourteen poems copertina
Doris Lessing, Fourteen Poems

 

Oh Ciliegi, siete troppo bianchi per il mio cuore

 

Oh Ciliegi, siete troppo bianchi per il mio cuore,

e tutta la terra è imbiancata dalla vostra morte,

e tutti i vostri rami vanno a immergersi al fiume,

e ogni goccia sta cadendo dal mio cuore.

 

Ora, se c’è giustizia nell’angelo dagli occhi lucenti

egli dirà “Basta!” e mi porgerà  un ramo di ciliegio.

L’angelo con la barba, deciso e diretto come una capra

alza il muso ruminante e lentamente mastica in faccia alla neve.

 

Capra, devi stare qui?

Devi stare ferma qui?

Starai sempre qui,

a prova di fede, a prova di innocenza?

 


 

Fiaba

 

“Quando mi guardo indietro mi sembra di ricordare il canto.

Eppure c’era sempre silenzio in quella lunga stanza calda.

 

Impenetrabili, quelle mura, pensavamo,

buie con scudi antichi. La luce

brillava sulla testa di una ragazza o su giovani membra

si diffondeva con noncuranza. E le voci basse

si levavano nel silenzio e si perdevano come in acqua.

 

Eppure, per tutti c’era quiete e calore come di una mano,

se uno di noi tirava le tende

una pioggia filettata soffiava incautamente all’esterno.

A volte un vento si insinuava, agitando le fiamme,

e piazzava ombre a rannicchiarsi sulle pareti,

o fuori un lupo ululava nella vasta notte,

e sentendo la nostra carne gelata disegnavamo insieme.

 

Ma per un po’ la danza continuò –

Ecco come mi sembra ora:

lente forme si muovevano calme attraverso

pozze di luce come oro intrappolato sul pavimento.

Sarebbe potuto continuare, come un sogno, per sempre.

 

Ma tra un anno e quello successivo – soffiava un vento nuovo?

La pioggia finalmente ha reso marce le pareti?

I musi dei lupi sono venuti ad agitare le travi cadute?

 

È stato tanto tempo fa.

Ma a volte mi ricordo la stanza con le tende

e sento le giovani voci cantare in lontananza.”

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Traduzione: Davide Ferrari
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