Ricordo

Harold Lloyd in Safety last

 

Remembrance

by Maya Angelou

 

Your hands easy
weight, teasing the bees
hived in my hair, your smile at the
slope of my cheek. On the
occasion, you press
above me, glowing, spouting
readiness, mystery rapes
my reason

 

When you have withdrawn
your self and the magic, when
only the smell of your
love lingers between
my breasts, then, only
then, can I greedily consume
your presence.

 

 

 

Ricordo

 

Le tue mani pesano

poco, prendono in giro le api

annidate tra i miei capelli, il tuo sorriso

sull’inclinazione della mia guancia.

Quando capita l’occasione, spingi

su di me, incandescente, schizzando

prontezza, il mistero rapisce

la mia ragione

 

Quando ti sei allontanato,

e con te la magia, quando

solo l’odore del tuo

amore indugia tra

i miei seni, dopo, solo

dopo, posso avidamente consumare

la tua presenza.


 

In questo ricordo Maya Angelou va oltre la vista e ripensa/rivive le sensazioni del corpo dall’innamoramento alla perdita di controllo: Il mistero rapisce  /  la mia ragione. Si potrebbe pensare alla prima volta in cui i due protagonisti del testo hanno fatto l’amore.

Ma l’aspetto più interessante è che il valore di questa unione emerge in tutta la sua forza nella seconda strofa, in cui, paradossalmente, il corpo dell’amato è assente. È proprio nell’assenza che il tempo si dilata e il pensiero, così come il sentimento, ha una dimensione di pienezza che alla presenza fisica dell’altra persona non aveva. Come se la protagonista della poesia, presumibilmente l’autrice stessa, avesse bisogno di tempo per fare davvero proprio quell’amore e quella presenza.

Il fascino di questa poesia sta proprio nel modo di considerare il tempo. Quel tempo che non abbiamo, cerchiamo, rincorriamo, ci sforziamo di controllare ma che ci controlla e misura ogni nostra azione ogni giorno.

Può essere interessante cambiare la prospettiva. Quando ci rapportiamo alle cose della realtà, così come alle persone, non siamo noi ad avere o non avere un nostro tempo. Sono le esperienze, le persone e le cose stesse ad averne uno loro. E non è questione di velocità o lentezza. E neanche di volontà. È, più che altro, questione di ascolto.

Solo nell’assenza e ascoltando ciò che accade in lei, nel silenzio, l’autrice assapora pienamente quella presenza: solo / dopo, posso avidamente consumare / la tua presenza. Come se ci fosse un’onda lunga che permette di vivere le cose in maniera aumentata. Non in quantità. In profondità.

Questa poesia ci parla dell’opportunità che si perde ogni volta che tentiamo di prendere le redini del tempo imbrigliando un attimo dopo l’altro per sentirci vivi. Con la fretta e l’ansia di consumare un’esperienza e di sostituirla immediatamente con una nuova che dia nuovi e immediati stimoli. Ma il tempo ha la sua strada e proprio seguendo il suo corso possiamo vivere pienamente un rapporto col mondo. E, certamente, perdere il controllo sull’unica cosa che probabilmente ci appartiene fa paura. Come scoprire la pienezza della bellezza.

 


 

Traduzione: Davide Ferrari

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