Nella luce della notte

René Magritte - L'empire des lumières

Insomniac

By Maya Angelou

 

There are some nights when

sleep plays coy,

aloof and disdainful.

And all the wiles

that I employ to win

its service to my side

are useless as wounded pride,

and much more painful.

 

 

Insonnia

 

Ci sono notti in cui

il sonno è sfuggente,

distaccato e sprezzante.

E tutte le astuzie

che impiego per avere

per me il suo servizio, al mio fianco,

sono inutili come l’orgoglio ferito,

e molto più dolorose.


Awaking in New York

By Maya Angelou

 

Curtains forcing their will

against the wind,

children sleep,

exchanging dreams with

seraphim. The city

drags itself awake on

subway straps; and

I, an alarm, awake as a

rumor of war,

lie stretching into dawn,

unasked and unheeded.

 

 

Risveglio a New York

 

Le tende che forzano la loro volontà

contro il vento,

i bambini che dormono,

scambiandosi i sogni con

i serafini. La città

si trascina al risveglio

sulle bretelle della metropolitana; e

io, un allarme, sveglia come

un rumore di guerra,

resto deformata nell’alba,

non richiesta e ignorata.


Insomniac e Awaking in New York: per la prima volta leggiamo due poesie di Maya Angelou.

Già i titoli rimandano a due momenti cruciali della quotidianità di una persona: la fine e l’inizio di una giornata. Uno è quello dei bilanci e l’altro dei programmi, delle aspettative. Il groviglio tra memoria e desiderio in cui spesso cerchiamo il senso delle giornate e della vita. L’autrice, in questo caso, passa dalla dimensione attiva cui siamo abituati, ad una più contemplativa.

La prima poesia è molto di più della descrizione dell’insonnia. Il sonno –sfuggente, distaccato, sprezzante- è una personificazione di qualcuno o qualcosa che respinge l’autore.

Il tema del rifiuto e della sensazione di inutilità viene ripreso, in maniera più aperta e più forte, negli ultimi due versi della seconda poesia: resto deformata nell’alba / non richiesta e ignorata.

In entrambe si avverte alla prima lettura un senso di inquietudine della protagonista, un gomitolo ingarbugliato di sensazioni contrastanti.

Le tende che forzano la loro volontà / contro il vento  – Io, un allarme, sveglia come un / rumore di guerra.

Il vento che impone la sua forza alle tende rappresenta il conflitto interiore e, forse, un momentaneo senso di rassegnazione.

La freddezza della parola allarme invece, suscitandoci il ricordo di un suono insopportabile, non ha connotazioni emotive.

Il narratore paragona se stesso addirittura a un rumore di guerra. L ‘io della poesia ha vissuto una vita costellata di umiliazioni, privazioni e conflitti -per motivi razziali in particolare, ma anche per la forza e l’orgoglio nel combattere sempre e comunque per i diritti, suoi e della sua gente- e ora è il prodotto di quei tempi passati. Il ricordo di quelle guerre accompagna ogni giorno, dal buio alla luce.

L’unico riposo che l’autore sembra trovare è nel sonno di bambini che dormono, / scambiandosi i sogni con / i serafini, come se volesse tornare all’innocenza dell’infanzia.

Rispetto alla dimensione collettiva e al sentimento battagliero di altre poesie, queste hanno il respiro più pacato, intimo e riflessivo dei due momenti della giornata descritti, in cui un essere umano è solo con se stesso.

Ma possono essere lette anche come una riflessione sull’esistenza. Il senso di immobilità del risveglio, l’assenza di energie per affrontare un nuovo giorno a fronte della mancanza di sonno,  è confrontato con la città che  si trascina al risveglio / sulle bretelle della metropolitana.

È una riflessione che si addice fin troppo bene alla contemporaneità: la città si trascina, quasi schiava dei sui meccanismi e incapace di accettare l’altro, il diverso che invece vive secondo ritmi e valori propri.

Insomniac e Awakening in New York sono le ansie, i desideri e le speranze, il buio e la luce che convivono in ognuno di noi. Sono quel lavorìo costante per trovare un angolo di pace, troppo spesso impegnati -e a volte costretti-  a spendere il nostro tempo sempre all’erta per difenderci dagli attacchi esterni e rivendicare i nostri diritti; per far sentire la nostra voce e farci accettare per come siamo.

Forse proprio in quei momenti, l’aurora e il crepuscolo, in cui la luce si mischia al buio, possiamo intravedere i fantasmi che ci fanno compagnia e trovare il coraggio di ridare un’occhiata al mondo.


Traduzione: Davide Ferrari
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