Still I rise: tutte le vite di Maya Angelou

Still I rise - by Nate Williams

Still I Rise

by Maya Angelou

You may write me down in history

With your bitter, twisted lies,

You may trod me in the very dirt

But still, like dust, I’ll rise.

Does my sassiness upset you?

Why are you beset with gloom?

‘Cause I walk like I’ve got oil wells

Pumping in my living room.

Just like moons and like suns,

With the certainty of tides,

Just like hopes springing high,

Still I’ll rise.

Did you want to see me broken?

Bowed head and lowered eyes?

Shoulders falling down like teardrops,

Weakened by my soulful cries?

Does my haughtiness offend you?

Don’t you take it awful hard

‘Cause I laugh like I’ve got gold mines

Diggin’ in my own backyard.

You may shoot me with your words,

You may cut me with your eyes,

You may kill me with your hatefulness,

But still, like air, I’ll rise.

Does my sexiness upset you?

Does it come as a surprise

That I dance like I’ve got diamonds

At the meeting of my thighs?

Out of the huts of history’s shame

I rise

Up from a past that’s rooted in pain

I rise

I’m a black ocean, leaping and wide,

Welling and swelling I bear in the tide.

Leaving behind nights of terror and fear

I rise

Into a daybreak that’s wondrously clear

I rise

Bringing the gifts that my ancestors gave,

I am the dream and the hope of the slave.

I rise

I rise

I rise.

 

Ancora mi sollevo

Puoi svalutarmi nella storia
con le tue amare, contorte bugie;
puoi schiacciarmi nel sudiciume
ma ancora, come la polvere, mi solleverò.

La mia impertinenza ti infastidisce?
Perché sei assalito dalla tristezza?
Perché io cammino come se avessi pozzi di petrolio
che pompano nel mio soggiorno

proprio come le lune e come i soli,
con la costanza delle maree,
proprio come le speranze che si librano alte,
ancora mi solleverò.

Volevi vedermi in pezzi?
Testa china e occhi bassi?
Con le spalle cadenti come lacrime,
indebolita da grida profonde?

La mia arroganza ti offende?
Non prenderla troppo male
perché io rido come se avessi miniere d’oro
scavate nel mio giardino.

Puoi spararmi con le parole,
puoi trafiggermi con gli occhi,
puoi uccidermi con il tuo odio,
ma ancora, come l’aria, mi solleverò.

La mia sensualità ti disturba?
Ti sorprende
che io danzi come se avessi diamanti
dove si incontrano le mie cosce?

Fuori dalle capanne della vergogna della storia
io mi sollevo,
alta, da un passato radicato nel dolore
io mi sollevo
io sono un oceano nero, vasto e prorompente,
sgorgando e crescendo mi rigenero nella marea.

Lasciando alle spalle notti di terrore e paura
io mi sollevo
in un’alba meravigliosamente limpida
io mi sollevo
portando i doni dei miei antenati,
io sono il sogno e la speranza dello schiavo.
Io mi sollevo
io mi sollevo
mi sollevo.


Protettore di prostitute, prostituta lei stessa, ballerina nei night-club, performer, membro del cast dell’opera Porgy and Bess, coordinatore per Martin Luther King, autrice, poetessa, giornalista in Egitto e Ghana durante il periodo della decolonizzazione, attrice, scrittrice, regista e produttrice di giochi, film e programmi televisivi pubblici.

Come può una sola donna essere tutto questo? Come possono tutte queste esistenze essere vissute pienamente da un essere umano?

Sembra incredibile ma Maya Angelou è anche molto altro.

Dal 1982 ha insegnato presso la Wake Forest University a Winston-Salem, North Carolina; in prima linea nel movimento dei diritti civili, ha lavorato sia con Martin Luther King che con Malcom X. Dagli anni novanta ha collezionato un’ottantina di presenze l’anno nel circuito delle conferenze, cosa che ha continuato negli anni successivi. E, last but not least, è anche e prima di tutto madre.

Maya Angelou è una donna che sbrana la vita fino all’osso. Quello più duro, lucido, bianco, oltre il quale c’è solo il mistero dell’infinito.

Maya Angelou incarna i doni dei suoi antenati: quella forza spirituale che diventa forza fisica e mentale che la sua gente, gli afro-americani, ha dovuto sviluppare per non cedere, per non lasciare che il mondo li vedesse e trattasse da diversi, meno che esseri umani.

Maya Angelou è il sogno e la speranza dello schiavo; nei suoi occhi, nella pelle, nella voce, ci sono secoli di privazioni, di ostilità e di negazione.

Maya Angelou è fuoco, acqua, aria e terra. È trasparente come la polvere, è il sole e la luna, affronta la vita con la costanza delle maree. E vince.

Vince perché vive, nonostante tutto. Nonostante tutti. Vive.

Le sue parole -scritte su un foglio di carta, pronunciate dalle tavole di un palcoscenico, cantate in una canzone, dette con forza davanti ad un microfono- sono sempre accese; e accendono. Sono plasmate dall’orgoglio e dalla dignità di un essere umano che si sente parte della meraviglia del mondo. Che sviluppa e allena, istante dopo istante, una così grande fiducia in se stessa –puoi svalutarmi nella storia[…]ma ancora, come la polvere, mi solleverò–  da renderla capace di donarla a tutti gli esseri umani qualunque cosa facciano, come ci dice chiaramente nella sesta strofa della poesia.

Maya Angelou danza come se avesse diamanti dove si incontrano le cosce, come se generasse qualcosa di prezioso in ogni istante, come se abbracciare la vita sia una vocazione e una missione oltre che una volontà.

Le sue poesie sono forti, vibranti, spesso dure ma sempre pervase da una femminilità e sensualità fuori dal comune e sembrano sfidare tutti coloro che mettono in dubbio l’unicità dell’individuo, la sua meraviglia, l’uguaglianza tra gli esseri umani. Come sfidavano gli stereotipi sessisti che ritenevano la donna non idonea al lavoro, a guadagnare soldi o gestire il denaro: Perché io cammino come se avessi pozzi di petrolio / che pompano nel mio soggiorno.

Still I rise, oltre ad essere una delle più celebri poesie di Maya Angelou, è una fotografia di tutte le sue esperienze e del suo carattere e, probabilmente più di altre, ci lascia intuire l’unica parola che può sintetizzare tutte le vite della poetessa ed essere associata al suo nome: bellezza.

E solo chi vive la realtà sa quanto, oggi come sempre, ce ne sia bisogno.


Post Sscriptum

Una curiosità:

tra il 1954 and 1955 Maya Angelou intraprende un tour Europeo con la produzione dell’opera Porgy and Bess e in quell’occasione decide di provare ad imparare la lingua di ogni paese che avrebbe visitato. Possiamo immaginare come sia andata a finire.

 

Traduzione: Davide Ferrari
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