Nero saved by a pen

Pen can save you. Credits Giulia Ferrari

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Versione italiana

Nerone salvato da una penna

La penna è più potente della spada,

scriveva Edward Bulwer-Lytton nell’opera teatrale Richelieu (1839), Atto II, scena II. Espressione rimasta nell’uso comune così come “Ne uccide più la penna della lancia”.

Sappiamo, soprattutto nell’era della comunicazione, che gli strumenti di scrittura possono diventare armi improprie. Lo sanno gli scrittori, i politici, i giornalisti, i blogger, le agenzie pubblicitarie, le aziende e tutti coloro che per guadagnarsi il pane devono scrivere e comunicare.

Tuttavia, per una volta, spezziamo una lancia a favore della penna, più precisamente della stilografica, perché… può anche salvare la vita.

Lo sa bene Peter Ustinov, famoso attore, regista, sceneggiatore e vincitore di due premi Oscar che, tra gli altri, nel 1951 interpretò il ruolo dell’imperatore Nerone nel film Quo vadis? Sì, proprio colui che fu ritenuto responsabile dell’incendio che nel 64 devastò Roma e alcune tra le sue biblioteche più preziose.

Durante la guerra la madre di Ustinov fu costretta dalla necessità ad usare la penna come “fonte di vita”, nel senso letterale del termine, trasformandola in una sorta biberon per poter allattare il figlio.

Se non fosse stato per quella penna che, goccia a goccia, mi teneva in vita, sicuramente ora non sarei qui.

Peter Ustinov

Chissà cosa avrebbe pensato Lewis Edson Waterman che, alla fine dell’800 in America, inventò la stilografica per poter evitare spiacevoli inconvenienti nel suo lavoro di assicuratore. È proprio il caso di dirlo:

Una penna è un’assicurazione sulla vita!

Anche Peter Greenway – sperimentatore e innovatore delle tecnologie più avanzate, nota come, in Occidente, si stia verificando un progressivo allontanamento dal contatto fisico con le parole e dagli strumenti diretti che fanno da tramite tra noi e lo scritto. Il che significa distacco e assenza di vita. Greenway affronta questo tema nel film del 1995, presentato a Cannes nel 1996, The pillow book.

Ora, cosa ci lega alle parole? Che rapporto abbiamo con esse e con gli strumenti che danno forma al nostro spirito? Una cosa è certa: non potremo allattare i nostri figli con l’aiuto di un laptop o di un tablet. O chissà, forse sì…


English Version

Nero saved by a pen

The pen is mightier than the sword.

This quote by Edward Bulwer-Lytton from the play Richelieu (1839), act II, scene II, came into common usage just like “the pen is more lethal than the gun” and similar expressions. We children of the communication era are well aware that writing tools can easily turn into weapons. Everyone – let it be writers, politicians, journalists, bloggers, advertising agencies or companies – knows it. Everyone who earns his or her bread writing and communicating.

However, at least for once, let’s lay down arms for the good of the pen, or to put it more precisely, for the fountain pen, because… it can save your life.

Take an example of Peter Ustinov, a famous actor, director, screenwriter and winner of two Oscars who, in 1951, played the role of Nero in the film Quo Vadis? Yes, the Emperor who burned Rome with some of its most valuable libraries in 64.

During the war, the mother of Ustinov was forced by the need to use the pen as a “source of life”, in the literal meaning of the term, turning it in a kind of baby’s bottle to feed her child.

If it was not for that pen that, drop by drop, kept me alive, surely I would not be here.

Peter Ustinov

Who knows what Lewis Edson Waterman would have thought about it. The man who, at the end of the 19th century in the States, invented the fountain pen in order to avoid disappointment in his job as an insurance salesman.
Why not saying then:

A pen is a life insurance policy!

Peter Greenway, experimenter and innovator of advanced technologies, notices how, in the West, a progressive estrangement from the physical contact with words and from direct tools that mediate between us and our writing occur. Basically, it means distance and absence of life. Greenway tells us about it in the film The pillow book (1995).

So what after all connects us to the words? What is our relation with them and the tools that shape our spirit? Certainly we won’t be able to breastfeed our children with the help of a laptop or a tablet. Or maybe yes… Who knows.

Words by Davide
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