Il Paradiso c’è!

Dante e Beatrice nel Paradiso del Teatro Olimpico. Credits Tommy Ilai

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Versione italiana

Ma la rettitudine ha un suono che ti impegna personalmente, direi.

Marianne Moore


22 Settembre 2012: al Teatro Olimpico di Vicenza è andata in scena la prima mondiale del Paradiso di Dante secondo la personale visione del grande regista lituano Eimuntas Nekrošius.

Quella stessa notte qualcuno ha letto su un muro:

L’arte non può mentire.

Forse il rischio dell’onestà e dell’autenticità è l’essenza dell’arte. E, probabilmente, anche della vita. Forse il Paradiso non è un luogo immaginario così lontano da noi. È una condizione dell’anima. Penso che le parole – Autenticità, Onestà, Paradiso – siano strettamente correlate, così come la capacità di amare, se stessi e gli altri, sia forse la naturale conseguenza di quei termini. Le ultime parole, pronunciate da Beatrice, alla fine dello spettacolo furono:

Il Paradiso c’è!

Il verbo –essere– è legato al tempo presente, all’hic et nunc.

Il Paradiso non è visto come una meta, ma forse come il viaggio attraverso la conoscenza che intraprendiamo ogni giorno. Una sorta di volontà di rinnovamento e di speranza quotidiana. Come accade con l’amore, con le persone. Certamente un viaggio non privo di difficoltà. Ma, altrimenti, potremmo dire di aver vissuto?

Queste poesie sono legate alla menzogna, all’amore e, l’ultima, al Paradiso di Vicenza.

Mentire è tagliarsi la gola.

La parola nasce storpia

ed esce prima. Ma è già morta.


Come te si schianta un’ombra

nei miei occhi

e non si placa il mare e l’onda

delle spighe.

Sei il bianco tra le righe,

il silenzio che nessuno sa chiamare.


È questa seduzione di cui parli

a separarci dal prossimo minuto

fino al giorno in cui l’inverno

sarà come un imbuto 

per tutto ciò che è stato.

Un sorriso dopo l’altro

e l’ultimo ha mentito.

Il seme va piantato,

custodirlo in mano

è un abbandono. 


Trattieni quella luce,

tienila negli occhi

fino al giorno 

              del giudizio

quando in pochi ancora

la riconosceremo.

Tienila vicino, 

               negli sguardi 

rintanati nella notte

intravista in lontananza 

dietro il finestrino.

Non lasciarla andare,

per un incontro ancora,

e, vista l’ora, 

               non dormire,

perché nella distanza,

in quella luce,

               ancora possa amare.

Poesie di Davide Ferrari, traduzione Simona Martini. 
© RIPRODUZIONE RISERVATA

English version: Paradise does exist!

But the righteous has a sound that you personally assume, I guess.

Marianne Moore


September 22, 2012: at the Olympic Theatre in Vicenza was staged the world premiere of Dante’s Paradise in the personal vision of the great Lituanian director Eimuntas Nekrošius.

That same night someone read on a wall:

Art cannot lie.

Perhaps the risk of honesty and authenticity is the essence of art. And, probably, of life too. Perhaps Paradise is not an imaginary place so far away from us. It is a soul condition. I think the words – Authenticity, Honesty, Paradise – are closely related, as well as the capability to love, is, perhaps, a natural consequence of those terms. The last words, pronounced by Beatrice, at the end of the play were:

Paradise does exist!

So I think that the verbe –exist– is related to present time, to hic et nunc.

Paradise is not a goal, but rather, a journey through the knowledge that we live everyday. A sort of desire of renewal and daily hope, as it happens with love, with people. Surely, this kind of journey is not without difficulties. But, in other way, could we say we have lived?

The following poems are related to lie, love and, the last one, to the Paradise of Vicenza.

Lying is to cut one’s own throat.

Words are born maimed

and come out before. But they’re already dead.


Like you a shadow crashes

into my eyes

and there’s no subsiding for the sea and the waving

of spikes.

You are the white space between the lines,

the silence no one can call.


This seduction you talk about

separates us from the next minute

until the day when winter

will be like a funnel

for all that has been.

One smile after the other

and the last one lied.

The seed must be sown,

to keep it in your hand

is to abandon.


Keep that light,

keep it in your eyes

until 

     Doomsday

when still a few of us

will recognize it.

Keep it close,

              in the looks

holed up in the night

that is discerned in the distance

through the window.

Don’t let it go,

save it for one more encounter,

and, at this late hour,

                       don’t sleep,

so that in the distance,

in that light,

              I can still love.

Poems by Davide Ferrari, translated by Simona Martini.
© ALL RIGHTS RESERVED

Words by Davide
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